Madonna di Porto

Il Quadro Miracoloso (1626) 

Le origini del quadro
Intorno al 1625 scoppiò in Sicilia la peste che in poco tempo fece migliaia di vittime (si calcola che a Palermo perirono 22 mila persone); contemporaneamente alla peste che inizia a minacciare le terre di Calabria, grossi movimenti tellurici investono il territorio dal marzo al novembre del 1626. La popolazione cominciò a ricercare nella protezione del divino il rifugio allo stato di calamità esistente. La fama del culto della Madonna di Costantinopoli venerata a Napoli si era estesa in Calabria, come scrive lo storico Domenico Lamannis:
"Pervenuta era alla mia patria Gimigliano la fama delle grazie, che si ottenevano mercè l'invocazione della Vergine sotto il titolo di Costantinopoli, e non solo in Napoli, ma in ogni dove erasi estesa la devozione, e non solo nei casi di peste, ma per ogni altro flagello".
La presenza di due sacerdoti annoverati tra gli uomini più sapienti della Gimigliano del 1600, facilitarono il desiderio del popolo di venerare una immagine della Madonna di Costantinopoli dello stesso tipo iconografico napoletano. A evidenziare la continuità e il richiamo alla tradizione orientale e napoletana, anche a Gimigliano fu osservato il digiuno a pane ed acqua perché lo Spirito Santo ispirasse correttamente il pittore incaricato di eseguire il lavoro. L'artista prescelto fu un pittore dozzinale di Gagliano, piccolo sobborgo della vicina Catanzaro, di nome Marco Pizzuto, soprannominato Marcangione.
Sul riferimento iconografico della Vergine di Costantinopoli, Marcangione abbozzò con la dovuta cura e dovizia di particolari i lineamenti principali dell'immagine da riprodurre, rimandando al giorno seguente la coloritura e l'espressività dell'effige. Scrive il Lamannis: 

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